Se non puoi uscire dal tunnel, arredalo!
Non sempre puoi cambiare subito la situazione. Ma puoi cambiare il modo in cui la vivi — e, a volte, trasformarla completamente.
Sembra quasi un’eresia. Siamo circondati da persone pronte a spiegarci come uscire dai tunnel in cui, prima o poi, finiamo tutti: nel lavoro e nella vita. Il problema è che non sempre una via d’uscita esiste. O, almeno, non esiste subito.
Allora la domanda cambia: se per un po’ devo restare qui, come posso rendere questo tunnel più vivibile? Non significa rassegnarsi. Significa smettere di spendere tutte le energie contro una realtà che, in quel momento, non possiamo cambiare e usarle per riconquistare spazio di manovra.
Può essere un progetto che non ci piace, un capo con cui facciamo fatica o una trasferta che avremmo evitato volentieri. In certi casi il primo passo non è cambiare la situazione, ma cambiare il modo in cui la attraversiamo: «Ok, sono qui e per ora ci devo restare. Come posso renderla più utile, più mia, più sostenibile?»
Nel 2019 ho cambiato lavoro, città, settore e abitudini. In pratica, tutto. Mi sono ritrovato lontano da casa, circondato da persone nuove, dentro un mondo che non conoscevo. Il lavoro non mi piaceva: lo trovavo troppo impostato, rigido e serioso per il mio modo di essere.
Per mesi ho pensato soltanto a come uscirne. Poi ho capito che andarmene, in quel momento, avrebbe significato arrendermi. E si può dire molto di me, ma non che prenda bene le sconfitte. Nemmeno alla PlayStation.
Così ho smesso di chiedermi come scappare e ho iniziato a chiedermi come restare senza snaturarmi. Non sono diventato più rigido per adattarmi all’ambiente: ho portato nell’ambiente il mio modo di lavorare. Serio, costante e autorevole, sì. Serioso, no.
Ho costruito un metodo, un sistema e un approccio personale. Ho portato in un settore ancora molto analogico ciò che avevo imparato in un’azienda ipertecnologica come Samsung. Ho cominciato a usare strumenti, velocità e logiche nuove, adattandoli al mondo dell’arredo senza pretendere di stravolgerlo.
Piano piano sono cambiati anche i rapporti. Un incontro con un architetto è diventato un caffè con un amico. La discussione su un progetto, un pranzo con un partner. Una formazione o un evento aziendale, l’occasione per lavorare bene e stare bene insieme.
Non è sempre tutto rose e fiori, ovviamente. Ma oggi una giornata di lavoro è anche la possibilità di scoprire un posto nuovo in Puglia, incontrare persone che potrebbero diventare amici e trovare opportunità che prima non vedevo.
Cos’è cambiato? Soprattutto una cosa: l’approccio. La situazione non si è trasformata per magia; sono cambiati gli occhi con cui la guardavo e le azioni con cui la abitavo.
Esistono contesti estremi da cui bisogna uscire, senza romanticizzare la sofferenza. Ma nella maggior parte delle difficoltà quotidiane abbiamo più margine di quanto immaginiamo. Non sempre puoi cambiare subito il mondo che ti circonda. Quasi sempre puoi cambiare la posizione da cui scegli di affrontarlo.
E qualche volta, a forza di arredarlo, il tunnel smette persino di sembrarti un tunnel e comincia a trasformarsi fino ad arrivare ad esser "casa".